Le artiterapie e il senso dell'esperienza


Cosa vuol dire esplorare, dare senso all’esperienza?
Attribuire significati e comporre ponti e dialoghi fra mondo delle emozioni e delle sensazioni (analogico) e mondo dei pensieri e dei concetti (digitale) della persona?
Mi sono chiesto come l’incontro terapeutico a mediazione artistica potesse solcare tali orizzonti e obiettivi terapeutici.
Husserl sostiene che si vede quello che si cerca con lo sguardo e in tal modo l’intenzionalità è legata alla scelta di ciò che si vuole vedere per soddisfare i propri bisogni.
Secondo tale ottica, quello che emerge in figura nella relazione tra terapeuta e paziente diventa oggetto di conoscenza ed esplorazione che può seguire diverse strade.
Di fronte ad un disegno o a una qualsiasi creazione artistica della persona, il terapeuta non cerca di dedurre tramite un processo logico e deduttivo le cause e i bisogni con cui si è espressa quella determinata forma, bensì è aperto verso l’esplorazione del sentire associato a tale rappresentazione.
La Psicoterapia della Gestalt permette di costruire ponti fra il mondo delle sensazioni e delle emozioni ed il mondo dei concetti e dei pensieri.
Ma in che modo si creano queste connessioni?
Partendo dall’idea che per esplorare l’intenzionalità dello sguardo e di ciò che si sceglie di rappresentare e vedere in un oggetto artistico ci si deve muovere verso l’esplorazione delle sensazioni e dell’effetto che produce tale prodotto.
Brentano differenziava l’effetto primario dall’effetto secondario, ebbene nell’incontro terapeutico a mediazione artistica è evidente come l’interesse nella relazione è rivolto verso l’indagine sensoriale ed emozionale del fenomeno.
Di fronte al prodotto artistico il terapeuta chiede che cosa sente la persona mentre lo guarda, che immagini gli evoca quell’oggetto, quella sua creazione.
In tal modo si cominciano a gettare le basi per la costruzione di un dialogo relazionale e interno al paziente tra il suo mondo dei pensieri e dei concetti e il mondo delle sensazioni e delle emozioni.
La relazione diventa un processo empirico di co-costruzione finalizzata a creare una narrazione condivisa e a delineare una verità narrativa che si distingue dalla verità storica.
Non interessa indagare i contenuti della storia della persona bensì cosa se ne fa la persona di quello che ha vissuto.
La ricerca diventa creativa in quanto i due attori della relazione sono impegnati in questo processo di ricomposizione e risignificazione che è molto più vicino all’arte che alla scienza.
Le artiterapie si muovono verso un’indagine rivolta alla ricerca della qualità dell’esperienza, laddove per qualità s’intende anche riappropriarsi del gusto e delle sensazioni evocate dalla costruzione creativa del prodotto.
Il valore estetico rimanda a un valore di bello e piacevole per la persona e non può prescindere da un confronto con il livello etico, in cui la persona riconosce la scelta individuale e la responsabilità delle proprie scelte.
Come sostiene Paolo Quattrini, psicoterapeuta della Gestalt, nel suo libro "Fenomenologia della esperienza" (Ed. Zephiro, 2007) “Il gusto etico ha dimensioni soggettive: la pratica insegna però che nella gestione delle interazioni umane fa differenza non avere un gusto etico, piuttosto che non avere lo stesso gusto etico degli altri…la pratica clinica insegna che il lavoro psicoterapeutico ha tantissimo a che vedere con l’offrire alle persone la possibilità di sviluppare un gusto etico, e diventare, quindi, capaci di mettersi in relazione con gli altri attraverso una percezione d’insieme: per questo si può dire che il tema dell’etica è centrale in psicoterapia".
Considerando che il gusto estetico permette di dare valore all’esperienza relazionale si vede come etica e estetica siano strettamente connesse e come l’etica permetta di inserire una dimensione relazionale e sociale nel piacere e nel senso di responsabilità di ciò che si sente e si pensa.
L’etica implica il sentire ed è il sentire che permette di regolare il gusto etico di un comportamento.
L’esplorazione dell’intenzionalità dello sguardo, inteso come ciò che la persona vuole vedere e scegliere di vedere, si confronta con la capacità del terapeuta di sapere sospendere i giudizi e le interpretazioni all’interno della relazione.
E’ come se la tensione creativa e l’ansia premessero per una chiusura concettuale e logica ancor prima che iniziasse l’esplorazione fenomenologica e il processo di co-costruzione narrativa.
Il senso dell'esperienza ha a che vedere con l'esplorazione, con il percorrere insieme alla persona scenari immaginari e suggestivi, comporre narrazioni emozionate e costruire assieme il senso di ciò la persona vive e sente. 
La persona in terapia non è un oggetto da conoscere ma un mistero da contemplare con lo sguardo attento e incuriosito di chi non cerca la verità ma vuole costruire relazioni fra le parti, connessioni fra il razionale e l'emotivo, legami all'interno di quel esser complesso e affascinante che si chiama uomo o donna.

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